Retine artificiali e microchip, la lotta alla cecità passa per l'Hi tech

Il chip miniaturizzato è stato impiantato per la prima volta in 5 pazienti con degenerazione maculare senile

Dalla retina artificiale fatta con un microchip impiantato a quella 'coltivata' in laboratorio passa anche dalle soluzioni hi tech il futuro della lotta alla cecità e ai problemi della vista, che però vanno innanzitutto prevenuti. La visione sul futuro viene da alcune ricerche pubblicate in questi giorni, proprio in coincidenza con la Giornata Mondiale della Vista, che si è celebrata lo scorso l'11 ottobre.   Il chip miniaturizzato (di appena 2 millimetri di diametro e senza cavi né batteria) è stato impiantato per la prima volta in 5 pazienti con degenerazione maculare senile, malattia della retina che rappresenta oggi la prima causa di cecità nel mondo occidentale.

I pazienti trattati, tutti già non vedenti, hanno acquisito la capacità di vedere lettere molto grandi e anche una limitata capacità di lettura. Sono i risultati anticipati in un'intervista all'ANSA da Andrea Cusumano del Policlinico di Tor Vergata, Presidente della Fondazione Macula & Genoma Onlus. La promettente 'protesi retinica' è stata progettata da Daniel Palanker della Stanford University in California. "Ho partecipato io stesso all'intervento sulla prima paziente - racconta Cusumano -. Il sogno che gli oculisti coltivano da tempo, far rivedere i non vedenti, sta divenendo realtà".  Servirà invece a sviluppare terapie per alcune malattie come il daltonismo la retina coltivata in laboratorio descritta oggi su Science, ottenuta dai biologi dell'americana Johns Hopkins University, guidati da Kiara Eldred. Finora erano state ottenute retine di topo che però non hanno la vista a colori come l'uomo.   "Se comprendiamo come si sviluppano queste cellule, siamo più vicini alla possibilità di curare le persone che non vedono i colori o li vedono in modo alterato" ha detto Eldred.

Le retine umane in provetta sono state fabbricate a partire da cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), ossia cellule adulte che vengono fatte tornare bambine grazie a un mix di geni.   Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sono 253 milioni i disabili visivi nel mondo, di cui 217 milioni gli ipovedenti e 36 milioni i ciechi. E, entro il 2050, metà della popolazione mondiale potrebbe essere affetta da miopia, come afferma uno studio australiano, pubblicato dalla rivista Ophthalmology. A preoccupare gli esperti sono soprattutto i bambini, alle prese con un crescente utilizzo di dispositivi tecnologici e videogiochi. L'incidenza maggiore è nelle femmine", spiega Grazia Pertile, direttore dell'Unità Operativa di Oculistica dell'Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negar (Verona). Nel caso in cui si tratti di miopia acquisita (e non di tipo ereditario), due i consigli principali: "far stare almeno un ora al giorno i bimbi all'aria aperta, perché questo costringe l'occhio a utilizzare anche il campo visivo periferico, cosa molto importante, considerando che passano 6-8 ore al chiuso sui banchi di scuola", spiega Pertile. Inoltre "utilizzare cellulari, pc e tablet, così come i libri, a distanza maggiore di 30 cm dagli occhi".

 

Fonte ANSA