Se le staminali embrionali "curano" l’AMD

Impiegate in Gran Bretagna per rigenerare la retina: sarebbe migliorata l'acuità visiva di due pazienti colipiti dalla forma umida (acuta)

La rigenerazione del centro della retina, la macula, è uno degli obiettivi della scienza oculistica di frontiera. Si sarebbe conclusa con un successo la prima fase di uno studio clinico condotto su esseri umani affetti da degenerazione maculare legata all’età (AMD): grazie a un patch retinico a base di cellule staminali disposte su un supporto sintetico i ricercatori hanno osservato un miglioramento dell’acuità visiva nelle due persone su cui, in Gran Bretagna, è stata effettuata la sperimentazione.
La tecnica non è semplice: ricercatori inglesi e americani sono partiti da staminali embrionali, facendole poi diventare cellule dell’epitelio pigmentato retinico (mediante speciali fattori di accrescimento); queste ultime sono quindi state inserite sotto la retina dopo essere state collocate su un supporto artificiale, sfruttando una particolare tecnica microchirurgica. Insomma, una strategia “fine” che avrebbe consentito una parziale rigenerazione nervosa attestata anche da una scansione retinica mediante OCT.
L’intervento – che dura 1-2 ore – è stato eseguito a Londra nel 2015, presso il Moorfields Eye Hospital, persino su un 86enne che stava perdendo la vista a causa di una grave forma umida di AMD. La sede di S. Barbara dell’Università della California scrive che “dopo l’intervento chirurgico la sua vista all’occhio destro è migliorata tanto da riuscire a leggere il giornale e ad aiutare la moglie in giardino”.
Anche una seconda persona, una signora sessantenne, ha subito lo stesso intervento: soffriva di una grave forma di AMD umida. A distanza di un anno tutti e due riescono a leggere con gli occhiali, mentre prima non potevano farlo. Si punta ora ad estendere i risultati dello studio anche a casi di AMD secca, la forma più comune, non trattabile neanche mediante iniezioni intravitreali. Naturalmente bisognerà vedere anche se i miglioramenti ottenuti dureranno più a lungo e se non si presenteranno gravi effetti collaterali tra cui, purtroppo, si annovera anche la possibilità d’indurre un tumore. (Fonte IAPB)